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In moto sulla cascata: il manifesto che fece il giro del mondo. Fotogallery

Rubrica "follie e motori" a cura di Roberto Daverio

 

L'Ossola è stata da sempre una terra di grandi campioni delle due ruote, soprattutto nel trial, ed a conferma di ciò il pluridecorato Moto Club Domo '70 ha ricevuto l'onore, e l'onere, di organizzare lo scorso 9 e 10 luglio una gara di Campionato del Mondo a Montecrestese. Tra tutti i piloti nostrani il più spericolato, il pilota delle imprese impossibili, è stato Roberto Daverio, pilota ufficiale del Fantic Trial Team nelle stagioni che vanno dal 1978 al 1981, e membro della squadra acrobatica Fantic Motor, con la quale promuoveva il marchio in importanti manifestazioni in Italia ed all'estero, non per ultimo il prestigioso Motor Show di Bologna. Nel suo lungo curriculum, insieme ad un raid nel deserto con una Lambretta, la "pazzia" più famosa di "Tati" Roberto Daverio è stata senz'altro la realizzazione del manifesto pubblicitario della Fantic, che tappezzò i rivenditori di moto di mezzo mondo, che immortalava il coraggioso domese mentre scalava con la moto da trial addirittura una cascata: "E' un'avventura che deve essere raccontata con l'aiuto delle foto- spiega Roberto Daverio- non fu realizzata infatti con i moderni sistemi di fotomontaggio e fotoritocco digitale, né con una rotazione dei piani in grado di far sembrare un fiume un po' "agitato" una ripida cascata. Un set reale quindi, con una vera cascata, una Fantic Trial e me. Era l'estate del 1979, dopo gli accordi presi con la Fantic Motor per realizzare il manifesto, il problema era trovare uno scenario adatto, una cascata. Proposi allo studio fotografico Lcz di Milano di usare la cascata all'Alpe Veglia, e loro accettarono. Essendo Parco naturale però, dovetti regolamentare l' entrata nel parco di moto e jeep con dei permessi particolari, dimostrando che si trattava di una campagna pubblicitaria. Vennero trasportati in quota due Fantic, uno 125 e l'altro 200 più tutte le attrezzature necessarie. Una volta arrivati all' Alpe Veglia, vedendo la cascata, il fotografo constatò che era tecnicamente impossibile risalire la cascata con una moto. Io, in ogni caso, ci provai. Come documentato dalle immagini, si può notare come tentai di entrare nella cascata tagliandola di traverso circa a metà. Non l' avessi mai fatto. Appena entrato nella corrente, presi coscienza che era impossibile stare in piedi. Primo, a causa della corrente troppo forte e secondo, per il fondo reso troppo scivoloso dal muschio. Caddi violetemente picchiando la testa su una roccia, rompendo il casco, che cadde rotolando fino in fondo alla cascata. Io, non sapendo più come riuscire a stare in piedi, mi aggrappai alla moto, ma inutilmente. La corrente era troppo forte e fui trasportato insieme alla moto, fino ai piedi della cascata mentre i fotografi, indifferenti, continuarono a scatta re fotografie. Una volta in fondo, mi accorsi di essere fortunatamente illeso, ma la moto aveva rotto irreparabilmente il pedalino del cambio, il manubrio e il faro. Per fortuna portammo in Alpe due moto, nel caso una fosse andata fuori uso e così in effetti, successe. Dopo lo spavento, ci riunimmo in albergo per decidere quale tecnica adottare per il giorno dopo. Decidemmo di fissare la moto in mezzo alla cascata legandola con due corde alla forcella. E così fu. Legammo la moto a due piante, una a destra e una a sinistra. Non vi dico il calvario che feci per posizionare la moto al centro della cascata. Di certo, le foto non potevano essere effettuate con la moto attaccata alle corde. Bisognava staccarle per iniziare gli scatti. Cercai di raggiungere la moto per ben tre volte ma mi spaventai e sempre per ben tre volte tornai indietro per la paura che la forte corrente mi portasse via per la seconda volta. Però dovetti decidere: o in quel momento o mai più. Riuscii a raggiungere la moto, quando mi dettero il via, iniziai a staccare le corde: avevo il cuore in gola. Piano piano la misi in moto, accesi le luci e così loro cominciarono gli scatti. Io, trepidante, pregavo che facessero alla svelta. Fatto questo mi ributtarono le corde, legando nuovamente la moto e la lasciammo lì tutta la notte, nel caso in cui gli scatti non andassero bene, ripetendo tutta l' operazione. E così fu. Gigi Colomo, non convinto degli scatti effettuati, il giorno seguente, volle ricominciare. Potete immaginare il mio umore, tra la paura e il freddo. Insieme alle moto veniva pubblicizzato per la prima volta, l'abbigliamento completo, casco, tuta, guanti e maglia con i nuovi colori Fantic, e io non avevo il ricambio. Ero inzuppato. Questi scatti vennero utilizzati per i manifesti della presentazione dei tre nuovi modelli trial 50, 125 e 200 al salone di Milano del 1979, per le copertine dei quaderni e i diari per la scuola e per le locandine pubblicitarie per la vendita dei vari modelli. Potete immaginare per un ragazzo di 15 anni la contentezza di essere presente su dei manifesti presenti in tutta Europa e su tutti i diari e quaderni di scuola. La moto utilizzata per gli scatti pubblicitari venne esposta al salone di Milano nello stesso anno, dopodichè mi fu regalata. La conservo ancora intatta e mai usata nella mia collezione privata". Quando smise con il trial Roberto Daverio si diede alle quattro ruote, facendo il navigatore nei rally, e riuscendo anche in quello sport a non passare inosservato. Ma quella è un'altra storia.



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Ultimo aggiornamento (Venerdì 02 Dicembre 2011 08:50)

 
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